INDAGINE SUL GIALLO GIAPPONESE

Il Gruppo di Lettura “L’Italia in giallo” ha deciso di volare in Giappone per incontrare alcuni autori del giallo giapponese. Nel gruppo, infatti, era emerso il desiderio di uscire dalla realtà occidentale (Europa e America del Nord) per conoscere altre culture.

Dopo un confronto su titoli e autori, alla fine lettori e lettrici hanno scelto di leggere e commentare “Un posto tranquillo” di Matsumoto Seicho e “Residenza per persone sole” di Togawa Masako. Al di là del giudizio su i due gialli, la discussione tra i lettori ha messo in luce alcune caratteristiche della società giapponese.

Ci è parso di scoprire un mondo dove i rapporti tra le persone sono molto formali, dove è importante salvare le apparenze, dove si fa di tutto per la carriera e i favori vanno assolutamente ricambiati (questo emerge soprattutto da primo giallo). Sarà ancora così? Matsumoto e Togawa Masako che cosa ci vogliono raccontare del Giappone? In due romanzi ci hanno lasciato una sensazione di tristezza e la paura che gli aspetti negativi della società, emersi dalle storie, stiano diventando globali.

Un posto tranquillo

L’autore, Matsumoto Seicho è un giornalista, sicuramente conoscitore della società giapponese e dei sui usi e costumi. In particolare i lettori sono rimasti colpiti dai codici di comportamento (in particolare il codice d’onore) della società giapponese che emergono dalle descrizioni. Ci piacerebbe raccontare alcuni episodi per esemplificare, ma non vogliamo fare spoiler!

La scrittura cattura e rende veloce la lettura, la trama molto interessante. Buona ricostruzione dell’indagine, qualche dubbio sull’utilizzo dell’ “acido”… ma anche qui vi lasciamo indagare, non vogliamo anticipare nulla.

Il protagonista è molto “autoreferenziale”, fa tutto per sé e alla fine viene messo in difficoltà proprio da tutti i codici che ha sempre rispettato.

Vi rilanciamo la proposta che ha fatto una lettrice di confrontare i giallo con le tematiche che emergono da “Delitto e castigo”. Un accostamento azzardato? Forse, ma molto interessante.

Kōbe. Durante una cena tra imprenditori e funzionari ministeriali, una cameriera si avvicina a uno dei commensali e gli sussur­ra qualcosa all’orecchio. C’è una chiama­ta per lui da Tokyo. L’uomo, Tsuneo Asai, si alza senza dare nell’occhio e raggiunge il telefono. Sua moglie Eiko, poco più che trentenne, è morta improvvisamente d’in­farto. Una notizia non del tutto inattesa, dal momento che Eiko era già da tempo mala­ta di cuore. Eppure le circostanze della sua morte, avvenuta in un quartiere un po’ fuo­ri mano di Tokyo, a due passi da un alber­go a ore, gettano un’ombra sulla sua figura timida e riservata, e sul suo passato. Cosa ci faceva lì? E chi doveva incontrare?
Questa storia è come una strada che parte leggermente in salita e si fa a ogni passo più ripida. Una strada piena di vicoli cie­chi, che sembra esistere solo nella psiche del protagonista. Qui, i temi cari a Matsu­moto – la vendetta, l’ossessione per un det­taglio che non torna, il timore dello scan­dalo, l’ansia di essere scoperti che conduce alla rovina – si condensano in un noir ano­malo e beffardo, senza un caso né un inve­stigatore, dove chi cerca un colpevole può finire per diventarlo lui stesso. Un noir che è anche una critica acuminata della società giapponese e della ragnatela di convenzio­ni che la invischiano. (sito casa editrice Adelphi)

Residenza per signore sole

Pubblicato per la prima volta nel 1962, “Residenza per signore sole” è un grande classico del noir giapponese di Togawa Masako. Il gruppo ha notato che il romanzo risulta un po’ datato, comunque ne ha apprezzato la scrittura. L’autrice ci racconta una realtà condominiale  di sole donne in cui quasi non ci sono rapporti tra le inquiline: ognuna sembra un pianeta a sé stante legato agli altri da una solitudine di fondo, tanto da far dire ad una dele protagoniste che “al mondo tutto è vuoto, gli esseri umani  sono in balia del caso”.

La Residenza K, un palazzo di mattoni rossi che ospita donne nubili, appare agli abitanti di Tokyo come una dimora tranquilla per signore per bene, ma nasconde in realtà un passato sinistro. Quando dalla portineria sparisce misteriosamente il passe-partout, la chiave universale che apre tutte le centocinquanta stanze affacciate sui lunghi corridoi dei cinque piani, le inquiline cominciano a vivere nell’ansia. Ogni camera, infatti, oltre a un’immensa solitudine, custodisce colpe che ciascuna di loro tiene scrupolosamente per sé: strani furti, incidenti sospetti e persino un suicidio aleggiano tra quelle mura, abitate da donne assorte nel ricordo dei tempi andati. (Marsilio)

 

 

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