IL SUO PEGGIOR NEMICO, UN INTRIGO INTERNAZIONALE, VEIT HEINICHEN

VEIT HEINICHEN, Il suo peggior nemico, edizioni e&o, 2013

Gruppo di lettura L’Italia in giallo, 18 dicembre 2014

Franz Spechtenhauser non è un uomo qualunque: è un ricco imprenditore altoatesino cheindex da trent’anni s’è stabilito in una bella villa sul Carso, sopra Trieste.

Molteplici i suoi interessi, non tutti completamente limpidi.

Ci sono imprese commerciali, agricole, tecnologiche, produttive nei settori più svariati ed eterogenei. Inoltre, per le figlie e l’ex moglie ha messo in piedi tutta una serie di attività e finanziamenti che estendono ulteriormente la rete degli interventi (per non dire intrallazzi) nell’economia di un territorio che si estende fra Alto Adige, Friuli e Venezia Giulia.

E non basta. Perché per alcuni anni Spechtenhauser è stato impegnato in politica, militando nelle fila della Südtiroler Volkpartei, mentre ora, senatore a vita, si accompagna ad ambigui personaggi della destra parlamentare, pur senza nascondere più estreme simpatie filonaziste. Insomma, un personaggio potente, ricco e tutt’altro che raccomandabile. Fino a che qualcuno non decide di toglierlo di mezzo.

copj170.aspfdfgdLa vicenda raccontata ne Il suo peggior nemico di Veit Heinichen prende appunto il via una mattina di maggio quando Franz Xaver Spechtenhauser salta in aria mentre alla guida del suo bimotore Reims-Cessna F496 Executive, appena decollato dall’aereocampo di Prosecco, intenzionato a raggiungere l’aeroporto di Bolzano. Non è stato un incidente, ma una carica di C4, esplosivo di uso militare. Ai funerali oltre ai familiari, partecipano numerosi imprenditori, più o meno amici, e poi tutta un a fauna di politici e politici, locali e nazionali, con le rispettive consorti o amiche e persino lo stesso presidente del Consiglio (il noto homo ridens) interviene a pronunciare il discorso funebre per quell’uomo buono ed onesto a cui si sentiva particolarmente legato perché entrambi insigniti della prestigiosa onorificenza del cavalierato (!).
Massiccia anche la presenza delle forze dell’ordine, naturalmente, tra cui il povero Proteo51fxh0EfULL Laurenti, coinvolto suo malgrado nelle indagini, sorpreso mentre era ancora a letto e costretto a intervenire soltanto perché la sua abitazione si trova vicino ad Aurisina, dove il velivolo di Spechtenhauser è precipitato all’alba. Ma ai funerali lo schieramento è molto più ampio, perché intervengono anche Xenia Zannier, commissaria a Grado, e numerosi investigatori romani dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza del volo, scomodati soprattutto a causa delle implicazioni politiche del caso.
Che si rivelerà poi essere un intrigo pazzesco. Con risvolti imprevedibili ed implicazioni del tutto insospettabili.
Intanto, mentre al ricevimento in casa di Spechtenhauser tutti si abbuffano e sbevazzano tra una battuta e l’altra, sull’autostrada nel tratto triestino, in direzione Istria un portavalori carico di lingotti d’oro diretto oltreconfine, alla AURUM d.o.o di Dignano, viene assaltato e rapinato nel corso di un’azione organizzata ed orchestrata con chirurgica precisione e strabiliante perizia “professionale”. Ed anche con estrema crudeltà, visto che ne deriva una vera carneficina. I
l colpo è sensazionale, le polizie di tre Paesi sono allertate, la vicenda si fa sempre più complicata. È qui, fra l’altro, che entra in azione l’atletica Ziva Ravno, di recente promossa procuratrice in Croazia, che abbiamo già conosciuto nei romanzi precedenti come collaboratrice ed amante occasionale di Proteo Laurenti.b640x600wdqdfrqer
Apparentemente i due eventi criminosi– l’attentato all’aereo di Spechtenhauser e la rapina al portavalori – sembrano estranei l’uno all’altro, salvo scoprire alla fine che le cose non sono affatto come sembrano. Infatti le due vicende principali (ma non uniche) finiranno per unirsi e congiungersi, rivelando il coinvolgimento di una banda internazionale composta da numerosi delinquenti di vario calibro provenienti da tutti i paesi del Mediterraneo e dell’Est europeo. E soprattutto mettendo in evidenza una rete di relazioni malavitose, interessi loschi, giochi di potere e di denaro sempre più fitta e spaventosamente corrotta, dove nessuno è innocente e niente, non i legami familiari, non le amicizie, non i sentimenti si possono salvare dal marciume diffuso. Persino la vittima, Spechtenhauser è destinata a rivelare non poche sorprese: l’autore ha descritto progressivamente il personaggio costruendone il ritratto completo attraverso il successivo “disvelamento” di svariate tessere di un mosaico, circondando la sua figura di una schiera di soci, politici, faccendieri, uomini d’affari, criminali, avvocati e familiari, dei quali sottolinea gli intrighi e i doppi giochi. Ciascuno di questi ha le proprie pecche e le proprie colpe, ma ben presto si scoprirà che Spechtenhauser, trasformato in perfetto capro espiatorio, a sua volta aveva tanto, tantissimo, da nascondere.
trieste1Come è complicata la vicenda, così è complesso l’intreccio narrativo, poiché il racconto, affidato ad un narratore esterno extradiegetico, si snoda plurimo e polifonico in diverse situazioni di spazio, tempo e punto di vista, a seconda dei personaggi, abbandonando l’una o l’altra circostanza nei momenti cruciali. Qualcuno ha parlato addirittura di entrelacement ariostesco. Ma allora perché non definirlo proteiforme, in omaggio al commissario titolare di almeno uno dei filoni di indagine? Spiritosaggini a parte, va detto che, se la particolare tecnica adottata certamente alimenta suspence ed aspettativa, il continuo abbattimento dei riferimenti narrativi contribuisce però non poco a creare smarrimento e quindi, in qualche modo, ad allentare il coinvolgimento nella lettura. Manca un vero punto focale, perché i personaggi sono moltissimi e la scena cambia continuamente, mentre i risvolti internazionali della vicenda impongono più entità investigative: così la location consueta, Trieste, viene molto ridimensionata e lo stesso commissario Laurenti, mentre nei libri precedenti emerge con tutta la carica della sua personalità e la simpatia delle sue avventure -e disavventure- anche private, narrativamente ha qui un ruolo piuttosto secondario. Paradossalmente, direi che l’impegno e il peso culturale dei temi trattati, oltre alla necessità di reggere con mano ferrea il perfetto ingranaggio dei fatti, condizionano in modo schiacciante, quindi non sempre godibile, il fluire del racconto, mortificando quel gusto per la “leggerezza” che invece altrove è possibile apprezzare pienamente.
Elemento unificante è comunque la presenza critica dell’autore, che su tutto e tutti estende il proprio sguardo, lancia provocazioni, sottolinea, con una polemica sottile ma puntuale, elementi negativi e ragioni di scandalo che troppo spesso invece vengono nascosti o sottaciuti. Un esempio fra i tanti possibili: Spechtenhauser e l’amico/nemico Gundolf Moser. Sono entrambi altoatesini trasferiti in OLYMPUS DIGITAL CAMERAgioventù fra Trieste e il Carso, certamente molto diversi nelle scelte di vita e nelle attività -l’uno imprenditore e senatore, l’altro scienziato e professore – ma accomunati dal fatto di avere creato insieme la Sonar, un’azienda con sede a Bolzano e Washington, genericamente destinata ad occuparsi di mezzi di comunicazione. Almeno a livello ufficiale. In realtà invece, finalizzata alla creazione di mezzi di sorveglianza e intercettazione, comprate da Gheddafi e altri tiranni nel mondo per sottomettere il popolo, e altre tecnologie che hanno acquistato anche gli americani, soprattutto l’NSA (National Security Agency). Moser ad un certo punto si è ritirato dalla società, ma quello che l’ha motivato non è affatto un ripensamento di tipo etico o civile, come ama far credere, mostrandosi disgustato dai modi di procedere poco ortodossi dell’amico. No: come apprendiamo alla fine, il motivo vero è semplicemente che Spechtenhauser aveva cercato di imbrogliarlo dal punto di vista economico. Quindi, nessun ripensamento, nessuno scrupolo morale, ma solo la solita questione di interessi che si impone su qualsiasi altra considerazione. In questo modo Heinichen, inserendolo nel vivo della storia narrata, tratta uno dei maggiori scandali della società contemporanea: il business della comunicazione.

Ma i temi e le problematiche attuali affrontati nel libro – sempre con estrema precisione e rigorosa documentazione – sono ben più numerosi. Tra questi uno dei più evidenti, tale da condizionare la struttura stessa dell’opera, è quello delle “radici”, ovvero i diversi nazionalismi, fra l’altro cavallo di battaglia del senatore Spechtenhauser in Parlamento. Infatti, come abbiamo già osservato, mentre i romanzi precedenti, pur trattando temi di respiro internazionale, avevano Trieste al centro della vicenda, questa volta Heinichen costruisce una storia ad ambientazione diffusa, con numerosi scenari che si susseguono e si alternano avendo pari rilevanza narrativa. Non solo Trieste, dunque, né solo il Friuli Venezia Giulia, ma anche la Puglia, la Baviera, l’Istria, una parte del litorale sloveno e croata, l’Austria, e soprattutto il Trentino Alto Adige/Südtirol.vette-alpi-tirolo
Sono i luoghi dove sono nati o risiedono l’uno o l’altro dei personaggi, dove si giocano i loro interessi, dove si consumano loro azioni criminose. Si tratta sempre di zone di frontiera e transfrontaliere, multietniche e multiculturali, le cui condizioni hanno pesantemente influito sulla vita degli abitanti, costringendoli ripetutamente nel corso della storia a confronti spesso drammatici con l’Altro da sé. Una zona cruciale, in parte coincidente con quella che un tempo (in un’ottica forse superata perché di orientamento austroungarico) veniva definita Mitteleuropa, dove si incontrano le tre grandi culture europee: quella di origine romana, quella slava e quella germanica; qui il Mediterraneo s’incontra con il mondo del Nord e dunque si incontrano le formazioni – direi quasi ”mentali” – del mare e della montagna, e, ovviamente, l’Ovest e l’Est. Luoghi, tradizioni, storie e culture ricchissime ed interessanti ma anche situazioni contraddittorie e dolorose, che l’autore così descrive:
b.600.600.0.0.stories.valledeilaghi.201001.100117_schtzen_festa_ssebastiano_fraveggio__07Il Trentino Alto Adige, in particolare, è il luogo in cui sono nati due personaggi del romanzo e ha in comune con il Friuli Venezia Giulia le sofferenze sotto i crescenti nazionalismi in Europa che sono culminati con i crimini avvenuti durante il fascismo e il nazismo. Ma i punti di contatto sono continuati anche dopo la fine della guerra con il comune abuso di argomenti nazionalisti da parte delle forze politiche estremiste.
E, richiamando così il latente nazifascismo di Franz Spechtenhauser e di altri personaggi minori del libro, continua sottolineando altri particolari ancora più inquietanti:
Ricordiamo che l’Alto Adige/ Südtirol era una tappa  importante della cosiddetta Ratline, la linea dei topi, da cui venivano fatti fuggire i più grandi criminali di guerra, tra cui anche Priebke, di cui non sappiamo ancora che fine abbia fatto il cadavere. E’ significativo che, come altri criminali,  anche lui avesse casa in Alto Adige. Queste fughe erano organizzate congiuntamente dai servizi segreti internazionali e il Vaticano, con il contributo di una parte della popolazione che rimaneva ostile e propensa al negazionismo. Ma veniva anche gestita da un grande governatore della Baviera, Franz Josef Strauss, morto nell’88, uno dei più corrotti politici tedeschi ma intoccabile che tramite una sua fondazione organizzava anche i finanziamenti ai Bombaroli del Südtirol.  Sotto la sua protezione c’erano anche alcuni campi di addestramento  fascisti, neofascisti, nazisti, neonazisti internazionali, dagli ustascia croati fino ai neonazisti tedeschi e neofascisti italiani.
t5_trieste_duino_aurisina_ruderi_del_castello_di_duino_4e8ca9be374c8_20111005_090222L’attenzione a queste problematiche, come la sensibilità particolarmente affinata a proposito della condizione di “frontaliero” si possono forse spiegare con l’esperienza di vita dello scrittore, a sua volta abituato – in parte per scelta personale – ad una visione non unilaterale della nazionalità:
Io sono nato nell’estremo sud-ovest della  Germania, al confine con la Francia e la Svizzera, lì dove nasce il Danubio e poi per lavoro ho vissuto a Zurigo, Parigi e varie città tedesche […]. La mia vita è una predestinazione borderline: chi nasce vicino a un confine, subisce una differente formazione dell’anima diversamente da chi cresce in zone interne e, forse, più monotone dove c’è meno interscambio, meno contrasto, meno incontro.
Tuttavia la ricostruzione della realtà nei suoi risvolti storici, culturali e sociali, nonché nella specifica declinazione malavitosa che costituisce la materia de Il suo peggior nemico, non consente improvvisazioni o superficialità e può derivare soltanto da un puntiglioso lavoro di ricerca e documentazione. Tanto più che oggi il mondo della criminalità è molto evoluto e in h07_A_Veit_Heinichen_bcontinua trasformazione, nei metodi, nei mezzi, nelle tecniche organizzative. I delitti sono cambiati, si sono modernizzati, e riguardano anche ambienti un tempo considerati estranei, come quello della finanza. Oggi si afferma sempre più fortemente il legame tra economia, politica e criminalità organizzata. E quest’ultima certo non è più la folkloristica organizzazione nazionale del Padrino, ma una multinazionale che non trascura nessun aspetto del mercato, e non conosce nessun confine, perché è diventata assolutamente internazionale. Infatti:
[…]mi rifiuto di descrivere il mondo dei miei personaggi dall’alto della mia nuvola di narratore, voglio capire il mondo in cui vivo perché come romanziere il mio prodotto è sempre lo specchio di una società, di un’epoca e di un’area geografica: la mia si chiama Europa e fa parte del mondo ormai globalizzato.
E ancora:
Io parto sempre da una ricerca approfondita degli argomenti toccati  dai miei romanzi perché, avendo come modello di riferimento la realtà, sento questo passaggio come un nobile obbligo nei confronti del lettore. Questo rispetto mi permette, oltre all’intrattenimento, di costruire con i miei lettori un legame di fiducia in cui essi possono considerare come reali i fatti politici, storici e criminali descritti. E magari ciò stimola in loro una riflessione e un approfondimento su determinati temi che rischiano di passare inosservati.

È evidente che si tratta della stessa concezione della letteratura che caratterizza il cosiddetto noir mediterraneo, di cui abbiamo visto alcune opere interessanti anche nell’ambito del gruppo di lettura l’Italia in giallo. phpThumb_generated_thumbnailjpgSi tratta del romanzo-inchiesta, che può mantenere l’elemento poliziesco e di indagine del giallo tradizionale, ma ha smesso da tempo una lettura-passatempo consolatoria e di scarso impegno. Anzi, il poliziesco in versione noir è l’unico tipo di letteratura veramente adatta a scrutare nelle pieghe più nascoste della società.. Un romanzo noir non finisce bene, i criminali non sempre vanno in galera e molte volte il lettore non riesce a distinguere tra i buoni e i cattivi, innocenti e colpevoli. Il giallo classico invece si conclude con la cattura e la punizione del colpevole, dal caos porta all’ordine. Il lettore ne rimane ingannato, perché indotto a credere che nella società reale le cose si risolvano sempre positivamente. Ma quell’ordine è fasullo, inventato, lontanissimo dalla vita vera. L’effetto consolatorio quindi porta all’indifferenza e all’inerzia intellettuale, che sono i veri nemici della democrazia. Viceversa, il noir, non consola. Anzi, il caos lo rappresenta e lo conferma, inducendo il lettore a pensare, e per questo ha un valore sociale e politico di estremo interesse.
Forse qualcuno potrebbe osservare che sia azzardato parlare di noir mediterraneo per un libro scritto in tedesco da uno scrittore nato a Stoccarda, pubblicato per prima volta a Vienna e approdato in Italia sono in traduzione. Eppure è proprio cosi che si esprime l’autore:
Quando spengono la tv il mondo è di nuovo in ordine… Il noir invece non si limita a trattare esclusivamente i soliti tre gruppi coinvolti: il delinquente, la vittima e l’investigatore o inquirente. Perché c’è un quarto gruppo fortemente coinvolto. Noi tutti, la società che non è meno coinvolta, è la base di tutto. […] Ma c’è ancora una variante: il “Noir mediterraneo”.[…] Direi che scrittodynamic.phpri come Massimo Carlotto, Bruno Morchio, Petros Markaris, io stesso e tantissimi altri siamo solamente tornati alle radici. E purtroppo non viviamo nel mondo delle favole. Attualmente non esiste alcun altro genere per descrivere il nostro contesto odierno in modo migliore che il Noir mediterraneo.
E d’altra parte, un po’ mediterraneo Heinichen lo è davvero, perché  da moltissimi anni vive a Trieste e quisi considera ormai di casa, anzi di più: Trieste è il punto d’arrivo, l’approdo, la base definitiva dopo tanto vagabondare. E in Italia, peraltro, ha vinto molti premi letterari, fra cui il prestigioso Bancarella 2014 proprio con Il suo peggior nemico.
Ma chi è (o meglio: chi era prima? ) Veit Heinichen? Beh, per avere questa risposta, o almeno qualche notizia in più sul personaggio, bisognerà passare ad un altro articolo…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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