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Abbiamo "affrontato" la tigre bianca!

Copertina del libro di Aravind Adiga, La tigre Bianca, Einaudi 2008

Marzo e aprile frizzante per i due Gruppi di Lettura della Biblioteca di Spinea che hanno visto al centro di un dibattito molto vivace e attento, le opere prime di due giovani autori: uno scrittore indiano e un scrittrice albanese.

Abbiamo “affrontato” con soddisfazione la Tigre bianca di Aravind Adiga che ci ha introdotto alla visione di un’India emergente e poco conosciuta. La capacità narrativa dell’autore riesce, infatti, ad introdurre il lettore in una società, come quella indiana, in veloce trasformazione, ricca di sfide e contraddizioni sia con il proprio passato che con il presente. Molto meglio di un saggio, il romanzo di Adiga sa restituire la sfida della nuova economia indiana e la vita di questo paese.

Lettori e lettrici sono rimasti affascinati da questa scrittura forte e da una storia che fa molto riflettere.

 

 

Copertina dell'opera di Ornela Vorpsi, Il paese dove non si muore mai, Einaudi

Copertina del libro di Ornela Vorpsi, Il paese dove non si muore mai, Einaudi

Ornela Vorspi sarà ospite a Venezia all’incontro internazionale di letteratura che si terrà dal 21 al 23 maggio 2009.

www.incrocidicivilta.org

Copertina tratta dall'opera di Andrew Matthew "L'amore, la vendetta e la magia. Dalle opere di William Shakespeare", ed. EL 2002

Copertina del libro di Andrew Matthews "L'amore, la vendetta e la magia. Dalle opere di William Shakespeare", ed. EL 2002

L’esperienza dei Gruppi di Lettura è molto “contagiosa”, si è diffusa rapidamente a Spinea tra gli adulti, ma anche recentemente tra i ragazzi.
Il piacere di leggere un libro, e discuterlo tutti insieme, si è trasformato in una vera passione per i ragazzi delle classi IV A,B,C della Scuola elementare A. Frank di Spinea, che con l’aiuto delle insegnanti Lucia Cesaro e Lorenza Livieri si sono incontrati in Biblioteca per discutere niente meno che… Shakespeare!!!
Il testo di Romeo e Giulietta, da loro scelto, li ha affascinati e coinvolti in una bella conversazione.
“Piccoli lettori” ma solo per età anagrafica, perchè per il resto, davvero lettori attenti e curiosi. Sentiamo da loro qualche pensiero…

Insetti tutto fare... e altro. Racconti fantastici per lettori insoliti di Marco Noventa

Insetti tutto fare... e altro. Racconti fantastici per lettori insoliti di Marco Noventa, disegno di copertina di Ornella Gabrieli e Davide Martinelli

“In questo libro la maggior parte delle favole ha per protagonisti degli insetti. Sono insetti speciali che rifiutano il destino che la natura sembra avergli riservato. Animati da una ferrea volontà lottano e, per mezzo di enormi sacrifici, riescono a realizzare i loro sogni…” con queste parole Marco Noventa introduce il suo nuovo libro, una bellissima raccolta di favole rivolte sia agli adulti che ai bambini, per imparare a sognare e soprattutto per imparare a scommettere sul futuro qualsiasi sia la nostra situazione di partenza.
Marco dimostra, in questo libro, quanto sia profonda la sua capacità di osservare quei mondi a noi vicini, che rimangono spesso nascosti e inosservati. Come si legge nella prefazione, l’autore riesce, con la pazienza del più abile cacciatore che resta fermo per ore in attesa della preda, a farsi invisibile compagno di singolari insetti come di oggetti del nostro quotidiano. Accettiamo la sfida di Marco dando fiducia alla nostra immaginazione e provando a seguirlo in questo percorso che resta a noi vicinissimo, quotidiano, e insieme nuovo e fantastico!

Marco Noventa è nato nel 1967, vive da sempre a Spinea. Questo è il suo secondo libro.

Fahrenheit 451

Copertina del romanzo Fahrenheit 451 / Ray Bradbury, Mondadori

Copertina del romanzo Fahrenheit 451 / Ray Bradbury, Mondadori

Cari amici (soprattutto amiche) dell’ Ora del Té, spero che siate molti a leggere, sempre di +, voglio sottoporvi un dilemma, una cosa che mi fa sentire piccolo, incompetente. Per farlo vi trascrivo un pezzettino del libro che – convinto dai commenti entusiasti del mio gruppo – mi sono messo a leggere, e non so se condurrò a termine l’ impresa, il libro è Fahrenheit 451, a pag. 53 per esempio: “Una serie di colpi di tuono tempestosi si era rovesciata dalle pareti. La musica aveva cominciato a bombardarlo con una tale voluminosa intensità che le sue ossa si erano quasi staccate dai tendini; … Era diventato una vittima cronica dello spostamento d’ aria … si era sentito come un uomo che sia stato precipitato da un burrone, fatto roteare in una centrifuga e scagliato in una cascata precipitante all’ infinito in un vuoto sempre + abissale, senza mai toccare il fondo del tutto, senza mai toccare del tutto il fondo … e si precipitava così velocemente che non si toccava mai nemmeno i lati, non si toccava mai nessuna cosa, mai”. Mi dico e vi dico: ma sono tutte davvero necessarie queste parole?? Si chiama anche retorica tutto questo oppure “licenza poetica”?? Così si riempiono i libri? Certo spesso i tuoni sanno di tempesta, posso immaginare (con fatica) come siano le ossa che si staccano dai tendini, che precipitando non si toccava i lati, nessuna cosa (capito?!, perciò ce lo ripete).

Mah, non so! La mia sarà tutta invidia perché non ho mai scritto un libro, al massimo qualche lettera a giornali che inevitabilmente te la tagliano e ti costringono a rendere molto succinte-stringate- efficaci nel breve spazio di mezzo foglio A4 le lettere successive.

Si, certo! Il libro vale, c’ è Clarissa, c’ è l’ amore per la lettura, la gente che non comunica, non parla se non di “so ‘ndà a Sharm el Sheik, gò fato, gò dito, gò tolto ‘na roba e i me gà fato sconto …”, la televisione che uccide e che non fà porre domande perché dà già tutte le risposte. Però di fronte a una certa leziosità non posso non pensare, è inevitabile, a Firmino (anch’ esso non scherzava quanto a ridondanza), il topo che i libri se li mangiava sminuzzandoli, per fame, erano poltrone-culle che gli servivano.

Per favore, non vorrei sentirmi così duro di comprendonio, ditemi qlcsa.!

Un anno appena finito, montagne di pagine pubblicate, quanti titoli e autori!

Se ripensate solo per un momento alle vostre letture, qual’è il primo titolo che si fa strada tra tutti? Quello che appare nitido in cima alla lista, il ricordo più sincero perchè non avete lasciato tempo alla mente di costruirlo tenendo conto dei “se”  dei “ma”, o del parere altrui… 

IO… DICO subito “Gli effetti secondari dei sogni” di Delphine de Vigan.  Conosciuto grazie al consiglio di una amica, prima ancora di vederlo presentato tra le novità editoriali per la Biblioteca. Scritto da una autrice francese esordiente che non ha avuto in Italia lo stesso successo di Muriel Barbery (L’eleganza del riccio), ma che riesce a restituire, con più efficacia, una trama di relazioni quotidiane e insieme straordinarie, e, soprattutto, fa scoprire nello stesso pericolo ciò che salva.

wow! siamo in onda! decisamente antonella vuole far uscire i suoi affezionati “firmini”, appassionati topi di biblioteca, dal cono d’ombra…
è trascorsa una settimana dal nostro incontro all’ora del tè, protagonista kazuo ishiguro e il suo “non lasciarmi”: un libro che ha aperto scenari inquietanti su futuri possibili, ma soprattutto, secondo me, che ha socchiuso qualche finestra interiore, suggerendo riflessioni di interesse umano, di portata ben più vasta e profonda delle pure vicende narrate. per alcuni è stata una lettura ardua, anche da portare a termine, credo per il carico di angoscia che ha comportato, per altri, me compresa, il fascino della scrittura, elegante e precisa, è stato forte e ha lanciato il libro in avanti, fino alla fine, sospinto anche dai trucchi sottili della narrazione e di altrettanto sottili meccanismi psicologici: voglio dire, nella cupezza della vicenda, ciò che “spinge” è il senso di mistero e di aspettativa, nella prima parte e, p’ù avanti, quel filo di speranza che è lo stesso che muove i protagonisti. in definitiva, quello che porta avanti il libro, oltre alla fine scrittura, è il fatto che, dalle prime pagine, passo dopo passo io lettore vengo portato per mano “dentro” i personaggi, partecipando della loro (disperata) umanità. avrei altre cose da dire, ma volevo sentire cosa ne pensate voi.

Dove siamo quando leggiamo? In quale tempo e in quale spazio ha propriamente luogo il singolare, fragile evento della lettura? Qual è lo statuto della nostra soggettività mentre sul libro, di frase in frase, si mobilitano insieme l’orecchio e lo sguardo, l’immaginazione e la voce?… questo spazio sono io a costruirlo, per animarlo lo reinvento di continuo partecipando del suo movimento nello specchio attivo dell’immaginazione, come invece non può avvenire con le immagini dello schermo televisivo… E nondimeno, pur in questo spazio gelosamente solitario e individuale, la lettura non è mai un monologo, ma l’incontro con un altro uomo, che nel libro ci rivela qualcosa della sua storia più profonda e al quale ci rivolgiamo in uno slancio intimo della coscienza affettiva, che può valere anche un atto d’amore… La solitudine diventa paradossalmente socievolezza…” (tratto da : Ezio Raimondi, Un’etica del lettore, Il Mulino 2007).

Un pensiero di Ezio Raimondi che rivela e tocca aspetti profondi condivisi da molti lettori e lettrici, un pensiero per confrontare le nostre convinzioni ed esperienze di lettura, per amplificare la socievolezza cui allude l’autore del brano.

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