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	<title>Commenti per L'Ora del Tè</title>
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	<description>I Gruppi di Lettura della Biblioteca di Spinea</description>
	<lastBuildDate>Wed, 28 Dec 2011 18:37:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Commenti su Non tutti i bastardi sono di Vienna di Manuela Dal Soldà</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2011/12/23/non-tutti-i-bastardi-sono-di-vienna/comment-page-1/#comment-618</link>
		<dc:creator>Manuela Dal Soldà</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 18:37:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.biblioteca-spinea.it/blog/?p=310#comment-618</guid>
		<description>Discutendo sul libro &quot;Non tutti i bastardi sono di Vienna&quot;, nel GRUPPO DUE di lettura, lo scambio di pareri, impressioni ed emozioni è stato molto ricco e vario.
Gli avvenimenti tragici degli ultimi mesi della Grande Guerra sono rimasti a margine, come nel romanzo.
Ci si distrae dal dramma della guerra forse perchè Molesini scrive la storia di ogni singolo personaggio e li fa sfilare davanti a noi lettori come in un film, con una narrazione che procede lineare, ben dosando l&#039;alternanza tra l&#039;interno di Villa Spada e l&#039;esterno della campagna trevigiana, i boschi e la chiesa di Refrontolo.
Ci ha colpito la cura con cui l&#039;autore delinea i personaggi, tutti, anche quelli secondari, entrando nella loro psicologia con molta abilità, con una potenza espressiva e realismo quasi fotografico.
L&#039;uso del dialetto veneto e lo spirito salace di alcuni, ad esempio il nonno, trasforma il romanzo quasi in commedia, addirittura con momenti di simpatica ironia.
La scrittura è nitida, limpida, Molesini sceglie il particolare essenziale tanto da riuscire a farci vedere tutti i colori, le ombre, i gesti, a provare le sensazioni più nascoste, a sentire i suoni.
Molti di noi si ritrovano in quei personaggi, o ritrovano i racconti dei nonni, delle nonne. Conosciamo i luoghi citati, ricordiamo la canzone del Piave, insegnata a scuola per generazioni. Ritroviamo la dignità e la sofferenza, l&#039;altruismo e l&#039;eroismo (e l&#039;istinto di sopravvivenza) di persone dimenticate troppo presto dalla storia.
Molesini riesce a mettere in risalto le differenze nette tra i ceti sociali, oggi ormai scomparsi. 
Anche nel momento cruciale della morte il giovane Spada si sente più vicino e simile al nobile e colto barone nemico, che lo fa fucilare, che non ai poverissimi analfabeti contadini che assistono muti. 
Teresa, la cuoca però, è un&#039;eccezione della categoria dei servitori, non a caso la sua figura apre e chiude il romanzo, diventando così il centro di tutta la narrazione. Attorno a lei cambia ogni cosa ma lei è sempre lì, ferma e salda. Sulle spalle porta il peso di una soffernza enorme, ma infine, proprio per questo motivo, sopravvive.
Anche il personaggio del custode è decisivo, poichè con lui si tocca un&#039;argomento molto delicato come quello della resistenza italiana durante la prima guerra mondiale, di cui si è sempre parlato e scritto poco.
C&#039;è però qualcosa che non convince sul finale, troppo sbrigativo, c&#039;è qualcosa che manca ad alcuni personaggi, come Giulia, tanto vicina al protagonista e poi dimenticata nelle ultime pagine.
Forse perchè tutto passa attraverso lo sguardo di Paolo, la voce narrante, giovane protagonista diciassettenne, costretto a crescere troppo in fretta in mezzo a quell&#039;orrore.
E poi non tutte le storie hanno bisogno di una fine scritta, c&#039;è sempre spazio per concluderle anche oltre la durata del libro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Discutendo sul libro &#8220;Non tutti i bastardi sono di Vienna&#8221;, nel GRUPPO DUE di lettura, lo scambio di pareri, impressioni ed emozioni è stato molto ricco e vario.<br />
Gli avvenimenti tragici degli ultimi mesi della Grande Guerra sono rimasti a margine, come nel romanzo.<br />
Ci si distrae dal dramma della guerra forse perchè Molesini scrive la storia di ogni singolo personaggio e li fa sfilare davanti a noi lettori come in un film, con una narrazione che procede lineare, ben dosando l&#8217;alternanza tra l&#8217;interno di Villa Spada e l&#8217;esterno della campagna trevigiana, i boschi e la chiesa di Refrontolo.<br />
Ci ha colpito la cura con cui l&#8217;autore delinea i personaggi, tutti, anche quelli secondari, entrando nella loro psicologia con molta abilità, con una potenza espressiva e realismo quasi fotografico.<br />
L&#8217;uso del dialetto veneto e lo spirito salace di alcuni, ad esempio il nonno, trasforma il romanzo quasi in commedia, addirittura con momenti di simpatica ironia.<br />
La scrittura è nitida, limpida, Molesini sceglie il particolare essenziale tanto da riuscire a farci vedere tutti i colori, le ombre, i gesti, a provare le sensazioni più nascoste, a sentire i suoni.<br />
Molti di noi si ritrovano in quei personaggi, o ritrovano i racconti dei nonni, delle nonne. Conosciamo i luoghi citati, ricordiamo la canzone del Piave, insegnata a scuola per generazioni. Ritroviamo la dignità e la sofferenza, l&#8217;altruismo e l&#8217;eroismo (e l&#8217;istinto di sopravvivenza) di persone dimenticate troppo presto dalla storia.<br />
Molesini riesce a mettere in risalto le differenze nette tra i ceti sociali, oggi ormai scomparsi.<br />
Anche nel momento cruciale della morte il giovane Spada si sente più vicino e simile al nobile e colto barone nemico, che lo fa fucilare, che non ai poverissimi analfabeti contadini che assistono muti.<br />
Teresa, la cuoca però, è un&#8217;eccezione della categoria dei servitori, non a caso la sua figura apre e chiude il romanzo, diventando così il centro di tutta la narrazione. Attorno a lei cambia ogni cosa ma lei è sempre lì, ferma e salda. Sulle spalle porta il peso di una soffernza enorme, ma infine, proprio per questo motivo, sopravvive.<br />
Anche il personaggio del custode è decisivo, poichè con lui si tocca un&#8217;argomento molto delicato come quello della resistenza italiana durante la prima guerra mondiale, di cui si è sempre parlato e scritto poco.<br />
C&#8217;è però qualcosa che non convince sul finale, troppo sbrigativo, c&#8217;è qualcosa che manca ad alcuni personaggi, come Giulia, tanto vicina al protagonista e poi dimenticata nelle ultime pagine.<br />
Forse perchè tutto passa attraverso lo sguardo di Paolo, la voce narrante, giovane protagonista diciassettenne, costretto a crescere troppo in fretta in mezzo a quell&#8217;orrore.<br />
E poi non tutte le storie hanno bisogno di una fine scritta, c&#8217;è sempre spazio per concluderle anche oltre la durata del libro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Un classico all&#8217;Ora del tè di angelo umana</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2011/11/08/un-classico-allora-del-te/comment-page-1/#comment-609</link>
		<dc:creator>angelo umana</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 09:52:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.biblioteca-spinea.it/blog/?p=293#comment-609</guid>
		<description>E&#039; una malattia e ne sono affetto: scrivere qualche appunto dopo aver letto un libro o aver visto un film, sempreché abbiano stimolato. Gli appunti sul Grande Gatsby serviranno forse a togliere la sorpresa al gruppo 1 che lo &quot;affronterà&quot; + avanti.
1) Fitzgerald più che fare un &quot;ritratto del suo tempo&quot; ha fotografato una cerchia di gente di cui faceva parte o di cui ha voluto far parte (v/ biografia), una certa America. Dunque non un romanzo storico. C&#039;è per me l&#039;insostenibile leggerezza di vite vacue, il nulla fare dei ricchi (té e biscottini e piluccare corpi diversi)
2) Il narratore del libro non sembra dare un &quot;giudizio morale e sociale&quot; del suo ambiente intorno, almeno non apertamente, pare voglia essere asettico e imparziale ma, va da sé, le descrizioni (di cui il libro è ricco, come è ricco di buona scrittura, qui è il valore del libro) fanno trarre giudizi a noi lettori (in basso riporto alcune frasi testuali).
3) Assolutamente poco credibile il personaggio del protagonista, Gatsby è costruito da Fitzgerald, ma è vuoto, ciò che gli succede intorno è protagonista (le feste a cui accedono quelli che vivono del suo sfarzo). Spero non siano &quot;caratteri universali della nostra umanità&quot; quanto è raccontato, o forse sì?
4) Il libro non mi suggerisce emozioni, un velo di tristezza appena, per quella luce verde tanto attesa, inseguita e poi piccola come appaiono le cose tanto attese.
Le frasi testuali. Pg. 124: La colossale vitalità dell&#039;illusione di lui. Essa aveva trasceso Daisy, aveva trasceso tutto. Gatsby vi si era gettato dentro con una passione creativa, aggiungendovi continuamente qlcsa., adornandola... Nessuna freschezza può sfidare quello che un uomo accumula nel suo cuore fantasma. Pg. 217: Erano persone sventate Tom e Daisy, distruggevano cose e creature poi si ritraevano nei loro soldi e lasciavano altri a ripulire il macello... Pg. 218: Ricevimenti brillanti abbaglianti... la festa era finita. Gatsby credeva nella luce verde, nel futuro orgasmico che anno dopo anno si ritrae davanti a noi. Il sogno è alle spalle. Stenderemo le braccia più in là ... remare barche contro corrente ... e un bel mattino (triste, la vita il tempo il futuro che se ne vanno).

Leggerà qualcuno, boh!? Ma scrivere serve soprattutto a nnss.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una malattia e ne sono affetto: scrivere qualche appunto dopo aver letto un libro o aver visto un film, sempreché abbiano stimolato. Gli appunti sul Grande Gatsby serviranno forse a togliere la sorpresa al gruppo 1 che lo &#8220;affronterà&#8221; + avanti.<br />
1) Fitzgerald più che fare un &#8220;ritratto del suo tempo&#8221; ha fotografato una cerchia di gente di cui faceva parte o di cui ha voluto far parte (v/ biografia), una certa America. Dunque non un romanzo storico. C&#8217;è per me l&#8217;insostenibile leggerezza di vite vacue, il nulla fare dei ricchi (té e biscottini e piluccare corpi diversi)<br />
2) Il narratore del libro non sembra dare un &#8220;giudizio morale e sociale&#8221; del suo ambiente intorno, almeno non apertamente, pare voglia essere asettico e imparziale ma, va da sé, le descrizioni (di cui il libro è ricco, come è ricco di buona scrittura, qui è il valore del libro) fanno trarre giudizi a noi lettori (in basso riporto alcune frasi testuali).<br />
3) Assolutamente poco credibile il personaggio del protagonista, Gatsby è costruito da Fitzgerald, ma è vuoto, ciò che gli succede intorno è protagonista (le feste a cui accedono quelli che vivono del suo sfarzo). Spero non siano &#8220;caratteri universali della nostra umanità&#8221; quanto è raccontato, o forse sì?<br />
4) Il libro non mi suggerisce emozioni, un velo di tristezza appena, per quella luce verde tanto attesa, inseguita e poi piccola come appaiono le cose tanto attese.<br />
Le frasi testuali. Pg. 124: La colossale vitalità dell&#8217;illusione di lui. Essa aveva trasceso Daisy, aveva trasceso tutto. Gatsby vi si era gettato dentro con una passione creativa, aggiungendovi continuamente qlcsa., adornandola&#8230; Nessuna freschezza può sfidare quello che un uomo accumula nel suo cuore fantasma. Pg. 217: Erano persone sventate Tom e Daisy, distruggevano cose e creature poi si ritraevano nei loro soldi e lasciavano altri a ripulire il macello&#8230; Pg. 218: Ricevimenti brillanti abbaglianti&#8230; la festa era finita. Gatsby credeva nella luce verde, nel futuro orgasmico che anno dopo anno si ritrae davanti a noi. Il sogno è alle spalle. Stenderemo le braccia più in là &#8230; remare barche contro corrente &#8230; e un bel mattino (triste, la vita il tempo il futuro che se ne vanno).</p>
<p>Leggerà qualcuno, boh!? Ma scrivere serve soprattutto a nnss.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su In piena luce Zoe Wicomb di antonella</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2011/01/29/in-piena-luce-zoe-wicomb/comment-page-1/#comment-445</link>
		<dc:creator>antonella</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 12:38:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.biblioteca-spinea.it/blog/?p=282#comment-445</guid>
		<description>Giovedì 17 Febbraio il gruppo di Lettura ha discusso con interesse e curiosità il libro di Zoe Wicomb. La discussione è stata &quot;insaporita&quot; da una buonissima torta realizzata con una ricetta tipica del Sudafrica. 

&lt;strong&gt;Melktert&lt;/strong&gt;      
&lt;strong&gt;La torta più famosa del Sudafrica &lt;/strong&gt;

Ingredienti
Per 6 persone											
•	750 ml di latte
•	75 gr di burro
•	4 uova separate
•	2 cucchiai di frutta secca mista tritata
•	4 cucchiai di zucchero
•	1 cucchiaio di Maizena
•	zucchero di canna
•	cannella in polvere

Procedimento
Imburrate una tortiera del diametro di circa 21 cm. e foderatela con la pasta briseé. Punzecchiate la pasta con una forchetta, ricopritela con della carta da forno su cui verserete dei fagioli secchi e fate cuocere nel forno a 190 gradi per circa 20 minuti. Sfornate la torta, togliete carta e legumi e fate raffreddare.
Nel frattempo sciogliete la maizena in una tazza di latte e fate bollire il resto del latte con 4 cucchiai di zucchero ed il bastoncino di cannella. Aggiungere il burro ed infine il latte con la maizena disciolta e fate addensare senza però che il latte bolla. Fate raffreddare, togliete il bastoncino di cannella ed aggiungete un tuorlo per volta ed infine gli albumi montati a neve. Versate il composto nel guscio di pasta briseé e spolverizzateci sopra la frutta secca. Infornate per circa 25 minuti a 180° fin quando la superficie della torta risulta bella dorata.
Prima di servirla, spolveratela con dello zucchero di canna e della cannella.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 17 Febbraio il gruppo di Lettura ha discusso con interesse e curiosità il libro di Zoe Wicomb. La discussione è stata &#8220;insaporita&#8221; da una buonissima torta realizzata con una ricetta tipica del Sudafrica. </p>
<p><strong>Melktert</strong><br />
<strong>La torta più famosa del Sudafrica </strong></p>
<p>Ingredienti<br />
Per 6 persone<br />
•	750 ml di latte<br />
•	75 gr di burro<br />
•	4 uova separate<br />
•	2 cucchiai di frutta secca mista tritata<br />
•	4 cucchiai di zucchero<br />
•	1 cucchiaio di Maizena<br />
•	zucchero di canna<br />
•	cannella in polvere</p>
<p>Procedimento<br />
Imburrate una tortiera del diametro di circa 21 cm. e foderatela con la pasta briseé. Punzecchiate la pasta con una forchetta, ricopritela con della carta da forno su cui verserete dei fagioli secchi e fate cuocere nel forno a 190 gradi per circa 20 minuti. Sfornate la torta, togliete carta e legumi e fate raffreddare.<br />
Nel frattempo sciogliete la maizena in una tazza di latte e fate bollire il resto del latte con 4 cucchiai di zucchero ed il bastoncino di cannella. Aggiungere il burro ed infine il latte con la maizena disciolta e fate addensare senza però che il latte bolla. Fate raffreddare, togliete il bastoncino di cannella ed aggiungete un tuorlo per volta ed infine gli albumi montati a neve. Versate il composto nel guscio di pasta briseé e spolverizzateci sopra la frutta secca. Infornate per circa 25 minuti a 180° fin quando la superficie della torta risulta bella dorata.<br />
Prima di servirla, spolveratela con dello zucchero di canna e della cannella.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su In piena luce Zoe Wicomb di manuela dal soldà</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2011/01/29/in-piena-luce-zoe-wicomb/comment-page-1/#comment-444</link>
		<dc:creator>manuela dal soldà</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 11:25:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.biblioteca-spinea.it/blog/?p=282#comment-444</guid>
		<description>Ho letto &quot;In piena luce&quot; con molta passione, in poco tempo, ammirando l&#039;abilità narrativa della Wicomb che riesce a toccare molti aspetti della complessa storia del Sudafrica attraverso la vita di Marion Campbell, una bianca che ignora di essere coloured.
Alcuni hanno avuto difficoltà nella lettura di questo libro a causa dei continui spostamenti dal racconto del presente ai ricordi del passato. Io invece mi son trovata piacevolmente coinvolta nella lettura proprio per questo percorso non lineare, che credo sia il bello del libro.
Marion, la protagonista principale, alla ricerca delle sue radici, che cerca di riempire quel vuoto d&#039;identità che non le permette di avere una vita felice, che la rende incapace di relazioni d&#039;amore, ci fa esplorare una storia di una generazione di nostri contemporanei, costretti a una vita di bugie pur di avere quei diritti fondamentali che l&#039;apartheid aveva loro tolto.
Il libro finisce lasciandomi dei dubbi, qualcosa in sospeso, come se dovesse seguire un altro racconto .... evidentemente la scrittrice vuole farci pensare su come la ricerca di sè, della propria identità, sia un percorso molto lungo e complesso, e Marion ha ancora molta strada da fare, proprio come il suo martoriato paese.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto &#8220;In piena luce&#8221; con molta passione, in poco tempo, ammirando l&#8217;abilità narrativa della Wicomb che riesce a toccare molti aspetti della complessa storia del Sudafrica attraverso la vita di Marion Campbell, una bianca che ignora di essere coloured.<br />
Alcuni hanno avuto difficoltà nella lettura di questo libro a causa dei continui spostamenti dal racconto del presente ai ricordi del passato. Io invece mi son trovata piacevolmente coinvolta nella lettura proprio per questo percorso non lineare, che credo sia il bello del libro.<br />
Marion, la protagonista principale, alla ricerca delle sue radici, che cerca di riempire quel vuoto d&#8217;identità che non le permette di avere una vita felice, che la rende incapace di relazioni d&#8217;amore, ci fa esplorare una storia di una generazione di nostri contemporanei, costretti a una vita di bugie pur di avere quei diritti fondamentali che l&#8217;apartheid aveva loro tolto.<br />
Il libro finisce lasciandomi dei dubbi, qualcosa in sospeso, come se dovesse seguire un altro racconto &#8230;. evidentemente la scrittrice vuole farci pensare su come la ricerca di sè, della propria identità, sia un percorso molto lungo e complesso, e Marion ha ancora molta strada da fare, proprio come il suo martoriato paese.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su In piena luce Zoe Wicomb di Angelo</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2011/01/29/in-piena-luce-zoe-wicomb/comment-page-1/#comment-443</link>
		<dc:creator>Angelo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 09:39:46 +0000</pubDate>
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		<description>Da Angelo Umana.
Il libro di Zoe Wicomb è chiarificatore, illuminante, sulle divisioni sociali dopo (dopo?) l&#039;apartheid in Sud Africa. E&#039; stata una fatica leggerlo, ne valeva la pena ma ... fatica: piani temporali che si spostano continuamente, discorso diretto riportato improvvisamente senza punteggiatura, bisogna continuamente far mente locale su chi sta parlando e in quale tempo. Buona discussione a tutti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da Angelo Umana.<br />
Il libro di Zoe Wicomb è chiarificatore, illuminante, sulle divisioni sociali dopo (dopo?) l&#8217;apartheid in Sud Africa. E&#8217; stata una fatica leggerlo, ne valeva la pena ma &#8230; fatica: piani temporali che si spostano continuamente, discorso diretto riportato improvvisamente senza punteggiatura, bisogna continuamente far mente locale su chi sta parlando e in quale tempo. Buona discussione a tutti!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su In piena luce Zoe Wicomb di Laura Favero</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2011/01/29/in-piena-luce-zoe-wicomb/comment-page-1/#comment-442</link>
		<dc:creator>Laura Favero</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 09:27:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.biblioteca-spinea.it/blog/?p=282#comment-442</guid>
		<description>Da Laura Favero
Ringrazio Antonella (o chi per essa!) per averci proposto la Wicomb come scrittrice del Sudafrica...&quot;In piena luce&quot; mi ha colpito fin dalle prime pagine per lo stile di scrittura per me &quot;innovativo&quot;, diverso dai soliti schemi...per la a-linearità del racconto, per quell&#039;avermi saputo stupire lungo tutto il percorso narrativo grazie a quelli che ho definito &quot;percorsi tematici continuamente abortiti&quot;: in questo libro, ciò che ti aspetti che succeda come conseguenza ovvia di ciò che si sta narrando, non accade; la redenzione della protagonista che ci si aspetta ad ogni risvolto del racconto, non c&#039;è mai; ogni passo in avanti di Marion -che si prospetterebbe sfociare in un felice epilogo- si conclude con tre passi indietro....il tutto pervaso (a mio parere) dal tema portante del CONFLITTO: non solo quello dei &quot;coloured&quot;, o quello tra &quot;coloured&quot;, bianchi e neri...ma anche e soprattutto quello interiore di Marion, che si palesa fin dalle prime pagine come disagio interiore (anche se inizialmente non riconosciuto) che si esteriorizza nei suoi attacchi di panico notturni, sintomo di contrasto tra ciò che è ancora a livello del suo inconscio e ciò che lei vuol mostrare (e dimostrarsi). Laura Favero</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da Laura Favero<br />
Ringrazio Antonella (o chi per essa!) per averci proposto la Wicomb come scrittrice del Sudafrica&#8230;&#8221;In piena luce&#8221; mi ha colpito fin dalle prime pagine per lo stile di scrittura per me &#8220;innovativo&#8221;, diverso dai soliti schemi&#8230;per la a-linearità del racconto, per quell&#8217;avermi saputo stupire lungo tutto il percorso narrativo grazie a quelli che ho definito &#8220;percorsi tematici continuamente abortiti&#8221;: in questo libro, ciò che ti aspetti che succeda come conseguenza ovvia di ciò che si sta narrando, non accade; la redenzione della protagonista che ci si aspetta ad ogni risvolto del racconto, non c&#8217;è mai; ogni passo in avanti di Marion -che si prospetterebbe sfociare in un felice epilogo- si conclude con tre passi indietro&#8230;.il tutto pervaso (a mio parere) dal tema portante del CONFLITTO: non solo quello dei &#8220;coloured&#8221;, o quello tra &#8220;coloured&#8221;, bianchi e neri&#8230;ma anche e soprattutto quello interiore di Marion, che si palesa fin dalle prime pagine come disagio interiore (anche se inizialmente non riconosciuto) che si esteriorizza nei suoi attacchi di panico notturni, sintomo di contrasto tra ciò che è ancora a livello del suo inconscio e ciò che lei vuol mostrare (e dimostrarsi). Laura Favero</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Appuntamenti 2011 per i Gruppi di lettura dell&#8217;Ora del Tè di Laura Favero</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2010/12/20/appuntamenti-2011-per-i-gruppi-di-lettura-dellora-del-te/comment-page-1/#comment-441</link>
		<dc:creator>Laura Favero</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 21:35:46 +0000</pubDate>
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		<description>Ringrazio Antonella (o chi per essa!) per averci proposto la Wicomb come scrittrice del Sudafrica...&quot;In piena luce&quot; mi ha colpito fin dalle prime pagine per lo stile di scrittura per me &quot;innovativo&quot;, diverso dai soliti schemi...per la a-linearità del racconto, per quell&#039;avermi saputo stupire lungo tutto il percorso narrativo grazie a quelli che ho definito &quot;percorsi tematici continuamente abortiti&quot;: in questo libro, ciò che ti aspetti che succeda come conseguenza ovvia di ciò che si sta narrando, non accade; la redenzione della protagonista che ci si aspetta ad ogni risvolto del racconto, non c&#039;è mai; ogni passo in avanti di Marion -che si prospetterebbe sfociare in un felice epilogo- si conclude con tre passi indietro....il tutto pervaso (a mio parere) dal tema portante del CONFLITTO: non solo quello dei &quot;coloured&quot;, o quello tra &quot;coloured&quot;, bianchi e neri...ma anche e soprattutto quello interiore di Marion, che si palesa fin dalle prime pagine come disagio interiore (anche se inizialmente non riconosciuto) che si esteriorizza nei suoi attacchi di panico notturni, sintomo di contrasto tra ciò che è ancora a livello del suo inconscio e ciò che lei vuol mostrare (e dimostrarsi).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Antonella (o chi per essa!) per averci proposto la Wicomb come scrittrice del Sudafrica&#8230;&#8221;In piena luce&#8221; mi ha colpito fin dalle prime pagine per lo stile di scrittura per me &#8220;innovativo&#8221;, diverso dai soliti schemi&#8230;per la a-linearità del racconto, per quell&#8217;avermi saputo stupire lungo tutto il percorso narrativo grazie a quelli che ho definito &#8220;percorsi tematici continuamente abortiti&#8221;: in questo libro, ciò che ti aspetti che succeda come conseguenza ovvia di ciò che si sta narrando, non accade; la redenzione della protagonista che ci si aspetta ad ogni risvolto del racconto, non c&#8217;è mai; ogni passo in avanti di Marion -che si prospetterebbe sfociare in un felice epilogo- si conclude con tre passi indietro&#8230;.il tutto pervaso (a mio parere) dal tema portante del CONFLITTO: non solo quello dei &#8220;coloured&#8221;, o quello tra &#8220;coloured&#8221;, bianchi e neri&#8230;ma anche e soprattutto quello interiore di Marion, che si palesa fin dalle prime pagine come disagio interiore (anche se inizialmente non riconosciuto) che si esteriorizza nei suoi attacchi di panico notturni, sintomo di contrasto tra ciò che è ancora a livello del suo inconscio e ciò che lei vuol mostrare (e dimostrarsi).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su I libri più belli&#8230; per te! di Laura Favero</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2008/12/31/i-libri-piu-belli-per-te/comment-page-1/#comment-440</link>
		<dc:creator>Laura Favero</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 21:17:42 +0000</pubDate>
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		<description>Mi aggiungo anch&#039;io, a più di 2 anni di distanza dal primo post di Antonella! Sono nuova del Gruppo di lettura, e ne sono entusiasta: tra le altre cose, mi ha permesso finora di conoscere libri e autori che probabilmente, in altro modo, mai avrei conosciuto o letto. Io della De Vigan (attratta fatalmente dalla bellissima copertina!) ho letto &quot;Le ore sotterranee&quot;, ed è stato una delusione...ma leggendo i commenti, voglio provare quello da voi suggerito! Il mio preferito è...tra gli stranieri, direi &quot;Trilogia della città di K&quot; della Kristoff (pure nella sua fredda crudezza) e l&#039;immortale (e forse scontato) &quot;Anna Karenina&quot;....tra gli italiani, &quot;La storia&quot; della Morante. Se però voglio stare &quot;più leggera&quot;, senza però tralasciare la riflessione sulla società attuale, sulle abitudini delle persone, etc....rileggo sempre volentieri Flaiano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi aggiungo anch&#8217;io, a più di 2 anni di distanza dal primo post di Antonella! Sono nuova del Gruppo di lettura, e ne sono entusiasta: tra le altre cose, mi ha permesso finora di conoscere libri e autori che probabilmente, in altro modo, mai avrei conosciuto o letto. Io della De Vigan (attratta fatalmente dalla bellissima copertina!) ho letto &#8220;Le ore sotterranee&#8221;, ed è stato una delusione&#8230;ma leggendo i commenti, voglio provare quello da voi suggerito! Il mio preferito è&#8230;tra gli stranieri, direi &#8220;Trilogia della città di K&#8221; della Kristoff (pure nella sua fredda crudezza) e l&#8217;immortale (e forse scontato) &#8220;Anna Karenina&#8221;&#8230;.tra gli italiani, &#8220;La storia&#8221; della Morante. Se però voglio stare &#8220;più leggera&#8221;, senza però tralasciare la riflessione sulla società attuale, sulle abitudini delle persone, etc&#8230;.rileggo sempre volentieri Flaiano.</p>
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		<title>Commenti su Spingendo la notte più in là di ANGELO.UMANA</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2010/11/15/spingendo-la-notte-piu-in-la/comment-page-1/#comment-439</link>
		<dc:creator>ANGELO.UMANA</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 15:55:49 +0000</pubDate>
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		<description>Il libro di Zoe Wicomb è chiarificatore, illuminante, sulle divisioni sociali dopo (dopo?) l&#039;apartheid in Sud Africa. E&#039; stata una fatica leggerlo, ne valeva la pena ma ... fatica: piani temporali che si spostano continuamente, discorso diretto riportato improvvisamente senza punteggiatura, bisogna continuamente far mente locale su chi sta parlando e in quale tempo. Buona discussione a tutti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro di Zoe Wicomb è chiarificatore, illuminante, sulle divisioni sociali dopo (dopo?) l&#8217;apartheid in Sud Africa. E&#8217; stata una fatica leggerlo, ne valeva la pena ma &#8230; fatica: piani temporali che si spostano continuamente, discorso diretto riportato improvvisamente senza punteggiatura, bisogna continuamente far mente locale su chi sta parlando e in quale tempo. Buona discussione a tutti!</p>
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		<title>Commenti su Spingendo la notte più in là di Manuela Dal Soldà</title>
		<link>http://www.biblioteca-spinea.it/blog/2010/11/15/spingendo-la-notte-piu-in-la/comment-page-1/#comment-438</link>
		<dc:creator>Manuela Dal Soldà</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 10:57:17 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;La fortuna non esiste&quot;
A volte mi succede che, dopo aver letto un libro per l&#039;Ora del Tè, e averne discusso con gli altri del Gruppo di Lettura, mi vien voglia di leggere altri libri dello stesso autore. Così dopo aver apprezzato molto Mario Calabresi in &quot;Spingendo la notte più in là&quot; sono andata a leggermi &quot;La fortuna non esiste&quot;. Anche questo è un racconto in prima persona con cui Calabresi mi ha molto emozionata, anche perchè conosco pochissimo della gente degli Stati Uniti.
Due anni, 2007-2009, in viaggio attraverso l&#039;America, 36 Stati, l&#039;elezione presidenziale più emozionante e tante vite di gente comune. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi, storie vere, tremende, che fanno riflettere e anche sperare.
C&#039;è una qualità nel temperamento americano chiamata &quot;resiliency&quot; che abbraccia i concetti di elasticità, di rimbalzo, di risorsa e di buon umore.
Quando Mario Calabresi racconta queste storie che hanno dell&#039;incredibile alla nonna (una che ne ha passate veramente tante nella vita), lei gli risponde con tranquillità: &quot;L&#039;unico segreto è quello: il coraggio di ripartire e di non farsi abbattere. La fortuna non esiste, la costruiamo noi ogni giorno&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La fortuna non esiste&#8221;<br />
A volte mi succede che, dopo aver letto un libro per l&#8217;Ora del Tè, e averne discusso con gli altri del Gruppo di Lettura, mi vien voglia di leggere altri libri dello stesso autore. Così dopo aver apprezzato molto Mario Calabresi in &#8220;Spingendo la notte più in là&#8221; sono andata a leggermi &#8220;La fortuna non esiste&#8221;. Anche questo è un racconto in prima persona con cui Calabresi mi ha molto emozionata, anche perchè conosco pochissimo della gente degli Stati Uniti.<br />
Due anni, 2007-2009, in viaggio attraverso l&#8217;America, 36 Stati, l&#8217;elezione presidenziale più emozionante e tante vite di gente comune. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi, storie vere, tremende, che fanno riflettere e anche sperare.<br />
C&#8217;è una qualità nel temperamento americano chiamata &#8220;resiliency&#8221; che abbraccia i concetti di elasticità, di rimbalzo, di risorsa e di buon umore.<br />
Quando Mario Calabresi racconta queste storie che hanno dell&#8217;incredibile alla nonna (una che ne ha passate veramente tante nella vita), lei gli risponde con tranquillità: &#8220;L&#8217;unico segreto è quello: il coraggio di ripartire e di non farsi abbattere. La fortuna non esiste, la costruiamo noi ogni giorno&#8221;.</p>
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